Alpinismo Giovanile

Corri Corri, che perdi il treno!

Arrivato anche il trekking in tempo di covid! Ma non siamo bianchi? Si ma, o si viaggia con mezzi pubblici o solo in 3 per auto (alla faccia dello spreco e dell’inquinamento). Con questo diktat gli accompagnatori si sono messi a studiare un percorso fattibile, bello, ma soprattutto raggiungibile con il treno.

Tralasciando le difficoltà nel trovare il posto… la meta designata alla fine è stata la Val Zoldana, con destinazione Bosconero. Partenza da Fornesighe con arrivo (speriamo) a Ospitale di Cadore. Una scommessa per gli accompagnatori, che per il secondo giorno mettevano nel piatto 850mt di salita e quasi 1800 di discesa complessiva.

Il percorso era già impegnativo per molti, ma al gruppo si aggiungeva la difficoltà di arrivare ad Ospitale entro le 15 per riuscire a prendere l’UNICO bus che l’avrebbe ricondotto verso casa. Alle 6:30 di sabato un manipolo di ragazzi dai 9 a 17 anni si ritrova ancora assonnato alla stazione di Mestre, per arrivare comodamente in “sole” 4 ore abbondanti al punto di partenza. Il morale sembra alto, ma alla prima difficoltà (una frana lungo il sentiero) si avvisano i primi cedimenti. La truppa manca di disciplina, borbotta e si lamenta durante tutto il tragitto. Il culmine dello sbraco lo si raggiunge al laghetto delle streghe, dove un veterano si spoglia per indossare un’inadeguata camicia floreale stile Tony Manero, improvvisando pose da tronista.

I posti sono incantevoli, e pertanto anche alla cascata ci si concede un’ennesima pausa, prima dell’unico tratto impegnativo che ci condurrà al rifugio Bosconero, dove si passerà la notte. Nel tratto in salita le maglie si allargano mostrando evidenti difficoltà nell’avanzare. Arrivati “stremati” al rifugio solo in pochi osano ad andare in avanscoperta alla Toanella, obiettivo non raggiunto solo per pochi metri a causa della presenza di neve che ne impediva il proseguo senza adeguati mezzi. Dopo la scarsa performance del sabato, tra gli accompagnatori, si insinua il dubbio di non riuscire a farcela, di aver valutato male le possibilità dei ragazzi. Bisogna far qualcosa assolutamente: prima di coricarsi si organizza un briefing con discorso stile sergente dei marines, si condividono: lunghezza della strada, dislivelli, tempi da rispettare; si guardano assieme le previsioni meteo che virano in un netto miglioramento. Si invita ciascun ragazzo a contribuire con entusiasmo e buona volontà alla riuscita dell’escursione.

La mattina seguente, il gruppo ha un’altra faccia, si alza prima della sveglia e in modo ordinato e silenzioso si prepara, fa colazione ed in perfetto orario parte. L’atteggiamento è completamente diverso dal giorno prima, lo si vede negli occhi dei ragazzi, e negli atteggiamenti, dove i più grandi si mettono a disposizione aiutando e controllando i più piccoli. Con largo anticipo, rispetto al programma, si raggiunge forcella Le Calade; questo è il punto che potrebbe dare l’alternativa ad un più comodo rientro a Fornesighe, sia in termini di tempo che di percorso. Lo stato d’animo tra le fila sembra discordante (per alcuni pollice in su per altri pollice verso). Il gruppo però non demorde e sebbene alcuni nuvoloni appaiano minacciosi all’orizzonte, si opta per la destinazione iniziale: Ospitale di Cadore valicando forcella Bella.

Il meteo regge, e finalmente si arriva all’agognata forcella anche se con mezz’ora di ritardo rispetto alla tabella di marcia; qualche oscuro pensiero aleggia nell’aria. Si deve prendere una decisione non felicissima, dopo aver pranzato velocemente al bivacco Campestrin, una prima linea, partirà di corsa per raggiungere l’autobus, in modo che eventuali ritardatari possano al limite prendere un mezzo privato. Edoardo, Lorenzo, Cristiano, Giacomo e Francesco partono quindi, assieme a Giampaolo ed Anna, ed arrivano con una ventina di minuti di anticipo. In attesa del bus si cerca di mantenere i contatti con il resto del gruppo, che, con grande sorpresa, non risulta essere lontanissimo! (Speriamo che l’autobus sia in ritardo). L’attesa è snervante ma ecco in alto uscire dal bosco gli ultimi, ormai mancano 2/300mt alla fermata, ma… è arrivato il pullman…

Alla fine, dopo svariate suppliche l’autista cede e accetta di aspettare 2 minuti in modo che alla fine tutti riescano a salire ed il gruppo sia di nuovo unito. Anche il cielo si lascia andare aprendo le sue cateratte con un diluvio impressionante, quasi a dirci “ho fatto il massimo, di più non potevo”.

Alla fine una scommessa vinta, grazie a dei ragazzi veramente strepitosi. In questi 2 giorni abbiamo imparato tutti una cosa: gli aeroplanini di carta, volano più in alto se lanciati da un costone!